Interfaccia di bronzo:

lasciarsi sovrascrivere infettando l'algoritmo.

Case study di un personal branding: me. Anatomia di un processo.

L'agente Smith assimila Neo - Matrix Revolutions, 2003
© Lana e Lilly Wachowski

Siamo tutti in vendita, non si chiamerebbe mercato del lavoro se così non fosse, e cosa mettiamo in bacheca, parla di noi, è la nostra vetrina e dice chi siamo.

Ecco, io ero a un punto morto.
Stecchito.

Mi son chiesto spesso quali potessero essere i contenuti giusti da pubblicare su LinkedIn:
progetti fatti in azienda? Oppure quelli più personali fatti fuori, anche dall’orario d’ufficio?

Per quelli però c’era e c’è già il mio sito, coi suoi progetti di art direction, copywriting e in alcuni casi anche di strategy.
E se al momento non ho progetti da pubblicare che fare?

Per un mese buono ci ho pensato e la risposta è giunta all’improvviso e per assurdo era sempre stata sotto i miei occhi e polpastrelli:

e se il contenuto invece, fosse
il contenitore stesso?

Non più una cornice entro cui impaginare output esterni, ma l’interfaccia stessa, risemantizzata sarebbe potuta essere il mio piano editoriale. Ed è così che ho fatto.

Il medium è il messaggio

scriveva qualcuno più bravo di me. Questo mi consente da un lato di mostrare immediatamente chi sono e dall’altro di divertirmi, costruendo dei post metalinguistici nell’immagine e nella parola.

Figurati, conta che li faccio a tempo perso su Canva, perché se da una parte il portatile non voglio vederlo neanche di striscio, dall’altra credo moltissimo nella democratizzazione del mezzo perché chiunque possa fare ciò che faccio io. Pensarli è un’altra questione.

E questa soluzione, questo modo, mi permette oltretutto di poter descrivere in maniera sarcastica e ironica e quindi libera, il modo in cui io vivo la piattaforma.

Arrivare a questa radicalità mi ha richiesto del tempo, ma una volta scoperta la radice, chiamala pure concept, semplice chiaro e pop, la pianta cresce da sé, richiedendo giusto qualche piccolo accorgimento di potatura qua e là.
A volte sboccia anche con qualche fiore nei DM tramite chi si è accorto di questo spazio che si è creato per me e che ho voluto occupare. In modo originale? Boh, non so, sicuramente però mio, personale.

E qui veniamo all’algoritmo.

L’idea di tutto questo, il seme, l’ho piantato ad agosto, postando diversi post ravvicinati, senza strutturare appositamente un piano editoriale, senza diluire cioè i contenuti in più settimane, coprendo un periodo più lungo, ma concentrandoli a cavallo di ferragosto, periodo in cui c’è più tempo per la leggerezza, ovvero quando per le questioni più serie se ne riparla a settembre.
Con la speranza di colmare un vuoto, o meglio, questo è proprio il caso di dirlo, la vacanza degli utenti, al di là che questo porti o meno dei risultati, cioè che converta, perché tengo presente che le regole algoritmiche non sono sempre così lineari; sto notando infatti che spesso predilige contenuti polarizzati e polarizzanti che attingano dall’attualità, oltre la propria professione specifica.

Quello che mi interessa in definitiva però è che rimanga nel mio feed una veste grafica, ovvero LinkedIn ricustomizzato seguendo il mio taglio, e che chiunque entri nel mio profilo noti immediatamente il modo in cui di solito abito un’idea.

Tutti quelli che sono gli elementi costitutivi dell’interfaccia diventano infatti ogni volta un’occasione creativa per me di stravolgimento, e in questo tradurre, che poi è un po’ tradire, arrivare ad altro divertendo(mi).

Il mio tentativo è quello di creare un posto e allo stesso tempo un non luogo, di relazione e contatto, un orizzonte comune con chi mi è affine, nei miei collegamenti presenti e futuri

Perché è tutta una questione di che direzione dai a ciò che fai, lo dice il mio stesso job title, art director, ormai senior, aspirante creative, ovvero la natura della mia professione, più viva e rigogliosa che mai.

Questo episodio è l’ennesima conferma che la lettura attenta della realtà ci fa cogliere (legere in latino significa proprio questo) molto spesso, aspetti in grado di stravolgerla, spunti creativi già presenti anche se non ancora visibili, proprio come questa insegna qui sotto, di un magazzino davanti all’ufficio, da cui ho imparato definitivamente come attingervi.

Dopo Prima